Cenni storici

monterubiaglio-panoramica

La prima notizia che abbiamo del borgo fortificato di Monterubiaglio è il Catasto del 1292, dove Monterubiaglio è indicato come IX Piviere e viene citato come Castrum ossia luogo fortificato.

Nel 1299 il Cardinale Teodorico Ranieri fortifica ulteriormente il borgo facendo costruire una Torre che si andava ad aggiungere alla cortina muraria della prima metà del XIII secolo. Alla fine del XIII secolo viene costruita la chiesa di San Bartolomeo. Successivamente il Castello assumerà le caratteristiche costruttive di una fortificazione medievale, costituita dalla Cinta Muraria, il Mastio ed il Palatium che costituiva la residenza del signore, separato dal resto della struttura castellare da una cortina muraria interna.

Alla fine del XIV sec. il castello di Monterubiaglio passa alla Famiglia Monaldeschi della Cervara.

Il rinvenimento di alcune lettere, mandate da Monterubiaglio al Comune di Orvieto, hanno permesso di tracciare la storia del borgo nel ’400. Nelle Riformanze del Comune di Orvieto del 29 novembre 1431, si parla di un fulmine che si è abbattuto sulla torre di Monterubiaglio, distruggendo sia la stessa torre che le mura e causando molte vittime. Si pone l’accento inoltre, come il castrum necessitasse di una immediata riparazione in quanto la popolazione non aveva più un luogo sicuro dove stare.

In una lettera datata 1451, si informano i Conservatori di Orvieto che i castelli di Monterubiaglio e di Castel Viscardo sono stati attaccati da Gentile Monaldeschi della Vipera, detto della Sala poiché aveva come residenza il vicino Castello della Sala. Il documento rileva inoltre, che i due castra hanno subito molti danni e che la popolazione è ormai allo stremo. Purtroppo anche il castello di Monterubiaglio era stato vittima delle angherie di Gentile della Sala che dopo essere stato tiranno di Orvieto, non mancava di attaccare i castelli del contado Orvietano di proprietà degli altri rami della Famiglia Monaldeschi.

Nell’anno 1455 ancora non erano arrivati aiuti da parte di Orvieto, infatti, nelle Riformanze del Comune di Orvieto, il 7 dicembre dello stesso anno, si legge che Corrado Monaldeschi della Cervara, padrone del castello di Monterubiaglio, chiede ai Conservatori di Orvieto l’esenzione dalle tasse poiché i castelli erano quasi disabitati e ridotti in rovina. Tra le epidemie e le continue distruzioni, nel XV secolo il castello di Monterubiaglio aveva perso gran parte dei suoi sistemi di difesa e non costituiva più un rifugio sicuro.

Nei primi anni del 1500 la situazione non cambia poiché il Castrum di Monterubiaglio deve subire altre distruzioni e saccheggi: il Duca Cesare Borgia, detto il Valentino, il 22 gennaio 1503 marciando verso Siena depredò e saccheggiò Monterubiaglio insieme a Castel Viscardo e Allerona; nello stesso anno Luca Savelli signore di Bardano mise a ferro e fuoco i poderi intorno a Monterubiaglio, non potendo entrare nel Castello. Questa cronaca di Ser Tommaso conferma che il Castello nel XVI secolo era stato ricostruito con tutti i suoi sistemi difensivi poiché il Duca Savelli venne respinto.

All’inizio del XVII secolo la popolazione aumentò di molte unità rispetto al secolo precedente, per poi diminuire drasticamente intorno agli anni ’30. Gli storici infatti concordano nell’individuare una grave crisi

economica in tutta l’Italia negli anni tra il 1620 e 1630, contestualmente ad un calo delle nascite che solitamente si accompagnava ad una diffusa malnutrizione. Inoltre due devastanti epidemie di peste negli anni tra il 1620 e 1630 ridussero drasticamente la popolazione in Italia, soprattutto del centro-nord. Questa situazione di disagio emerge dallo studio degli Stati delle Anime di Monterubiaglio, infatti la popolazione del borgo diminuisce da 327 abitanti del 1621 a 222 abitanti del 1627. Un calo di 1/3 della popolazione e più precisamente di 100 unità, fa presupporre che anche a Monterubiaglio sia arrivata la peste.

Nel 1611 Luigi e Antonio Simoncelli da una parte e Giacomo Monaldeschi della Cervara dall’altra promulgano lo statuto di Monterubiaglio.

Nel 1652 viene istituita la “Festa della Madonna Assunta” con la processione della statua lignea di fine XVI secolo che venne trasportata dall’antica chiesa medievale alla nuova chiesa ottagonale ubicata fuori le mura del castello ed a lei dedicata. La statua è ora esposta nella chiesa parrocchiale.
La chiesa attuale è stata costruita e finanziata dalla popolazione di Monterubiaglio tra il 1876 e 1893. Venne progettata in stile neogotico dall’architetto perugino Nazareno Biscarini, artefice della costruzione di oltre cinquanta chiese umbre note come Chiese Leonine.

Nel 1687 il castello passa per eredità a Maria Paola Monaldeschi Della Cervara, che compare come proprietaria con Bernardino Lattanzi nella visita pastorale dello stesso anno. Il 9 dicembre 1690, Maria Paola e il suo tutore Giovan Battista Ravizza vendono una parte del castello di Monterubiaglio al Conte Giovan Battista Negroni. L’intera proprietà viene venduta alla famiglia Negroni il 9 agosto 1698.

Il castello nel 1882 verrà ereditato dai Conti Giberti Macioti che lo possederanno fino al 1978, quando verrà ristrutturato e diviso in appartamenti.

Simone Moretti Giani

 

Il sito archeologico di Coriglia

ll sito di Coriglia è localizzato lungo il versante N della collina in cima alla quale sorge il paese di Monterubiaglio, affacciato sulla valle del fiume Paglia, in una posizione estremamente favorevole e molto suggestiva in quanto il pendio appare scandito da terrazzamenti naturali. La continuità di vita del luogo, frequentato ininterrottamente dal VII sec. a.C. al periodo medievale, passando per una importante fase romana che va dall’età repubblicana fino a quella costantiniana, testimonia l’estremo interesse che l’area, vicina al centro etrusco di Velzna, l’odierna Orvieto, ha sempre suscitato per le sue caratteristiche geomorfologiche e topografiche. Le vie di comunicazione terrestri, probabilmente presenti già nel periodo etrusco fino ad arrivare alle grandi arterie stradali della Cassia e della Traiana Nova, e fluviali, costituite dal fiume Paglia, ebbero un ruolo cruciale nel collegare l’area all’intero distretto tiberino ponendola al centro di importanti rotte commerciali e influssi culturali. Gli agglomerati antichi sono legati da un unico comun denominatore: l’acqua, filo conduttore di tutti i fenomeni di antropizzazione dell’area. La presenza di sorgenti termali ha condizionato le modalità e le finalità degli insediamenti dal periodo etrusco fino alle fasi di vita più recenti. Mentre per l’epoca etrusca possiamo supporre una frequentazione del luogo a scopo religioso, i romani, nel periodo repubblicano, attuarono una serie di interventi finalizzati a garantire la stabilità delle pendici collinari, quali

canali di scolo e murature di contenimento. Successivamente sfruttarono i benefici delle acque sulfuree per scopi pratici, legati soprattutto al benessere del corpo. L’insediamento raggiunse la sua acme nella prima età imperiale, divenendo molto probabilmente una prestigiosa stazione di posta, una “mansio” deputata ad ospitare viaggiatori di status elevato che ricoprivano incarichi ufficiali. Qui ci si poteva riposare usufruendo di impianti termali e scenografiche vasche prima di riprendere il viaggio. La destinazione dell’area rimase tale almeno fino agli inizi del IV sec. d.C.

Silvia Simonetti

Sulla storia del Castello sono stati pubblicati i volumi: “Storia e Cronaca di un paese intorno al suo castello” di Osvaldo Priolo (1980); “Un fiume, un ponte, un Castello” di Sandro Bassetti (1994); Quaderni Monaldeschi, ambiente, storia, costume, volume 1 (2014); Quaderni Monaldeschi, ambiente, storia, costume, volume 2 (2015).

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